Il Vangelo secondo…Giotto

Giotto è l’artista che secondo il Cellini “tramutò l’arte dal greco al latino..” il padre del realismo e dei sentimenti nella pittura, attento alle figure e allo spazio in cui vengono collocate.
Nella Cappella degli Scrovegni a Padova, commissionata da Enrico Scrovegni, Giotto ritrae sulle pareti scene umanissime del Vangelo, rendendo vive le Sacre Scritture. Vi lavorò dal 1303 al 1305 circa, all’età di quarant’anni. Si può considerare infatti la sua opera più completa, matura, in cui ci lascia tutte le sue conquiste e il suo stile. La cappella è a una sola navata, coperta da una volta a botte. Lungo le pareti si snoda il racconto delle Storie di Anna e Gioacchino (i genitori della Vergine) e le Storie di Cristo e Maria, tratte dallo Pseudo-Vangelo di Matteo.

PIC1627O

L’ultima cena è inserita dall’artista in una stanza che ci apre, per permetterci di vedere meglio. Attorno al tavolo, seduti su delle panche, in cui ormai sono rimasti solo il pane e il vino (simboli dell’Eucarestia), gli apostoli circondano Cristo, l’unico con l’aureola dorata. Si riconoscono affianco Pietro il più anziano e, Giovanni addormentato come la tradizionale iconografia vuole, sul suo petto. Di spalle col manto giallo, rappresentato mentre intinge la mano nello stesso piatto e nello stesso momento di Cristo, è Giuda, dall’aureola nera ed evanescente. La rappresentazione come un fotogramma ritrae il momento dell’annuncio del tradimento. Gli apostoli sono animati dalla tensione, si scambiano sguardi sorpresi da una parte all’altra della tavolata.

I personaggi di Giotto sono animati dal sentimento. Sul loro volto, per la prima volta nel ‘300, traspare il dolore, la sofferenza, lo strazio di tutta l’Umanità di fronte alla Morte di Cristo.

PIC1629O

Le pie donne si disperano, alzano le mani in segno di stupore, si avvicinano e osservano il corpo del Salvatore. L’unica donna piangente è la Maddalena. La Madonna invece abbraccia il volto del Figlio, come se fosse in attesa di una risposta.
Anche gli angeli partecipano a questa sofferenza. Chi stracciandosi le vesti, chi i capelli e chi graffiandosi le guance. Sono rappresentati i tipici gesti del dolore, medievali. Tutti sono coinvolti nella vicenda, nessuno ne è escluso.
Mai, soprattutto alle soglie del Trecento, il dolore o il sentimento, è stato rappresentato con così tanta compostezza e forza realista allo stesso tempo. Solo Giotto ci riesce, modificando per sempre il linguaggio figurativo di tutta l’arte.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...