Georges de la Tour, una Metterza seicentesca

Con l’immagine delle Tre Madri, affresco nella nicchia del presbiterio  di Santa Maria Antiqua nei fori Romani, si ha la prima attestazione del culto, in Occidente, dei genitori di Maria la cui storia ci è pervenuta unicamente dai Vangeli Apocrifi. In essa Maria è raffigurata giovanissima con in grembo il Bambino, seduta dentro una mandorla, ai fianchi in piedi S. Anna con in braccio Maria bambina, e S. Elisabetta con S. Giovannino. Anna, a sinistra, è vestita con il consueto possente manto rosso, ha il volto maturo, e regge in braccio la bambina, fissando dritta verso lo spettatore. Questo tipo iconografico in cui la Madre reca in braccio la Vergine infante, è considerato molto antico e anche raro.  L’immagine sdoppiata di S.Maria Antiqua, dove è presente sia Anna che regge la Bambina che la Vergine adulta con in braccio il figlio, si fonde in un’unica figurazione nel corso del Medioevo: la “Metterza.

Il termine deriva dal volgare medievale fiorentino e si riferisce a Sant’Anna che “si mette per terza” nella gerarchia della famiglia divina, in una posizione di maggior risalto, a mo’ di protezione, accanto a Maria e a Cristo. Le prime Sant’Anne trinitarie medievali sono contraddistinte da una rigidità formale, sono frontali, statiche, e disposte in verticale, ad evidenziare la linea genealogica femminile di Cristo. Il modello iconografico avrà molta fortuna, ripetendosi nel corso dei secoli e arricchendosi di nuovi significati simbolici.

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Il pittore francese Georges de la Tour (1593 – 1652) dipinge, nel 1645 circa, una scena notturna avvolta nel mistero: “il neonato” di Rennes. Protagonisti sono una donna con una candela in mano, dalla quale proviene l’unica fonte di luce naturale, che aiuta ed assiste una fanciulla, dalle sembianze molto più delicate, con un bambino in fasce. Le figure fuoriescono dalla profondità dello sfondo, la scena così intima e privata sembra quasi assumere una valenza sacrale. Il dipinto si rivolge e coinvolge direttamente lo spettatore, intruso all’interno di questa scena, ma che ne viene subito coinvolto. Dalla struttura compositiva, sembra quasi una Metterza “moderna”, i protagonisti della scena potrebbero essere Sant’Anna, Maria e il Bambino Gesù. Se questa composizione, viene poi confrontata con un’opera di poco successiva sempre dello stesso autore, L’educazione della Vergine, oggi al Louvre, del 1647, la trinità terrena viene confermata.

Georges_de_La_Tour_L'Education_de_la_Vierge_The_Frick_Collection.jpg             L’immagine è praticamente la stessa, soltanto le figure femminili sono state invertite. La bambina è Maria, stagliata di profilo dalla medesima scenografia notturna, ha la mano che scherma la candela, nella stessa posizione del dipinto precedente. La luce, elemento fondamentale dal retaggio caravaggesco, evidenzia il libro aperto, punto focale della composizione, al centro. Inoltre dà vita, proiettando al muro la sua ombra, ad un oggetto rilegato in secondo piano, un cesto di vimini, unico prodotto dell’ambientazione, emblema simbolico della dimensione domestica e del mistero dell’incarnazione del Verbo. Il libro affiora dal buio leggermente inclinato, per favorire la lettura della bambina, sorretto dalla donna che inevitabilmente è Anna, vestita con il consueto abito rosso. È proprio sul libro che convergono gli sguardi di entrambi i personaggi. L’atmosfera sacra, intima, silenziosa che si percepisce, è ancora un segno che ci fa pensare alla sacra famiglia, qui al femminile.

Georges_de_La_Tour_-_The_New-born_(detail,_Musée_des_Beaux-Arts_de_Rennes).jpg

Art e Dettaglio

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