I Medici – Giovanni di Bicci, il capostipite

Da dove inizia la fortuna della famiglia più famosa di Firenze, i Medici, e chi erano cosa facevano?! Come ogni impero bisogna risalire al vertice, al suo capostipite. Quello dei Medici si chiama Giovanni di Averardo, conosciuto da tutti come Giovanni di Bicci (Firenze, 1360 – 1429).

La fortuna della famiglia si deve sicuramente all’ascesa sociale di questo uomo che, partendo dall’eredità del padre mercante, riuscì ad inserirsi nell’attività dello zio Vieri a Roma imparando il mestiere di banchiere e a conquistarsi una propria autonomia diventando responsabile della filiale di Firenze. In questo modo venne piantato il seme della fortuna finanziaria dei Medici, nei pressi di Orsanmichele, cuore della città, diventando i banchieri più ricchi e influenti d’Italia.

giovanni de Bicci.jpegGiovanni de’ Medici sposò nel 1386 Piccarda Bueri (Verona, XIV sec.- Firenze, 1433) ottenendo in dote un’ingente ricchezza che gli permise di consolidare il suo successo economico. Si dice che Giovanni ebbe dal cielo tutte le fortune trovando in Piccarda una moglie degna che gli diede tutti eredi maschi: Antonio e Damiano, morti in tenerissima età, Lorenzo soprannominato l’Antico e Cosimo passato alla storia come Cosimo il Vecchio Padre della patria.

La famiglia si costruì un nobile palazzo in via Larga, nei pressi del Duomo, con le pareti affrescate. Era uno dei primissimi. Giovanni fu il primo della famiglia ad amare l’arte, promuovendo opere architettoniche importanti come lo Spedale degli Innocenti e la facciata della Basilica di San Lorenzo, ma non lo fece come un mecenate bensì unicamente per amore di Firenze.

La strategia politica e sociale di Giovanni de Bicci prevedeva di utilizzare un aspetto molto calmo, di professare la democrazia e l’interesse per il popolo fiorentino, senza mettersi troppo in mostra e senza manifestare interesse per alcuna carica politica. Il suo intento era mostrarsi come una spalla, un appoggio solido e di fiducia, sia nei confronti del popolo che nei confronti degli esponenti politici ed ecclesiastici. Quando scoppiò la peste nera nel 1417 aiutò con le proprie finanze gli ammalati e la Signoria, per il solo amore della sua città.

In questo modo le cariche e gli onori pubblici venivano spontaneamente ed egli non poteva fare a meno di accettarli. Fece un’ingente fortuna ma di gran lunga fu ben visto da tutti, amato come un paladino, consolidando il nome dei Medici alla fama eterna.

 Fu il tronco, il vertice, il ceppo principale di una delle discendenze più rilevanti dell’Italia intera. Da lui si diramano le due casate fiorentine che guidarono Firenze: i “Signori” del Quattrocento e i “Granduchi” del Cinquecento.

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