Marina e Ulay un amore spinto oltre ogni limite

 

È in Olanda, ad Amsterdam, che la giovane Marina Abramovìc negli anni ’70 si rifugia scappando dalla Jugoslavia e dal regime di Tito. È già un’artista e in questa terra esplora la performance, oltre i limiti del corpo e della natura, trasformando se stessa in un’opera d’arte. Nel 1976 il destino le pone davanti Ulay, un artista tedesco geniale e stravagante, con il quale a prima vesta scatta un’intesa devastante non solo artistica ma soprattutto amorosa. Marina lo colpisce per la sua energia positiva, Ulay colpisce lei per la sua unicità, come quella barba e quei capelli lunghi che portava soltanto da un lato del viso.

Anime complementari, destinate a trovarsi e non lasciarsi mai: ecco come vivono i primi anni insieme. Il loro amore generava forza creativa, gli artisti eseguono performance estreme si fanno chiamare The Other. Diventano sempre più conosciuti al pubblico e il loro amore resiste al limite estremo a cui si sottopongono. Vivono come nomadi in giro per il mondo su di un camper, si fissano nudi uno davanti all’altro all’ingresso di una galleria d’arte di Bologna, legano i loro capelli in un unico dread e respirano la stessa aria fino a finire l’ossigeno e svenire. In ogni azione compiuta, Marina e Ulay si sono sempre appoggiati, hanno agito all’unisono rimanendo anche immobili e legati per un giorno intero. Conoscevano benissimo l’anima e il corpo l’uno dell’altro, sembravano essere quasi una cosa sola. Non è difficile immaginare come questo amore vissuto oltre ogni limite si sia consumato.

“Tutti pensavano a noi come una coppia perfetta, in realtà lui non era per niente soddisfatto.
Più miglioravano le nostre performance, più peggiorava la nostra relazione in privato. In seguito i suoi interessi iniziarono ad essere diversi dai miei, lui voleva godersi la vita, beveva e si drogava. Poi diventò infedele e questo mi fece soffrire molto.”

Quando la coppia ha capito di aver raggiunto il massimo e di non aver più nulla da poter vivere insieme è il 1988. Dopo dodici anni di legame indissolubile, vissuto per l’arte e in pubblico, non resta che chiudere il sipario con un finale adeguato. La stravagante coppia sceglie la muraglia cinese ed un’ultima performance per dirsi addio: The Lovers.  Partiti da lati opposti trascorrono 2.500 chilometri per incontrarsi finalmente nel centro, dopo tre mesi di cammino, abbracciarsi e dirsi addio. Arrivati l’uno difronte all’altra Ulay confessa a Marina di aver incontrato durante il viaggio un’interprete e di essere il padre di suo figlio. Sembra tutto surreale, da copione di un film, invece sembra essere il finale tragi-comico perfetto per due che hanno vissuto di performance. Marina trattiene a stento le lacrime, ma è una donna forte e determinata, gira le spalle dicendo soltanto « io me ne vado » separandosi definitivamente dal suo compagno di vita e da tutto ciò che è stato. La loro storia è finita come era iniziata, in un battito di ciglia.

« Non avevo mai avuto un rapporto con una donna che arrivasse a quel grado di simbiosi.
E dopo dodici anni non ne potevamo più. »

Nei successivi vent’anni Ulay si è sposato con l’interprete, Marina ha scelto il suo lavoro diventando sempre più popolare, la madre e la regina delle performance. Hanno vissuto vite meravigliose, separati, senza mai più incontrarsi. Nessun ripensamento da quel fatidico momento in Cina.

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« Siamo stati monogami fino ad un certo punto, quando la solidità di quell’ideologia iniziò a crollare, a disgregarsi. »

Siamo nel 2010 e al MoMa di New York l’Abramovìc inaugura una nuova performance, The Artist is present. Bellissima e maestosa Marina siede al centro della sala, con un lungo abito rosso. Difronte a lei un piccolo tavolo ed una sedia su cui, per 60 secondi, uno alla volta gli spettatori possono sedersi e osservarla negli occhi. Da questa performance entrambi ne usciranno diversi. Si susseguono davanti a lei persone e storie diverse. Ognuno ha una reazione : qualcuno è imbarazzato, qualcun altro solo curioso, chi imperterrito ride, chi piange. E poi dalla folla arriva  lui, Ulay. Elegante ed invecchiato, visibilmente provato ed emozionato. Si siede davanti a Marina, la quale dopo aver aperto gli occhi non riesce a nascondere la sorpresa. Come un turbine di emozioni, un fiume in piena, si apre un sorriso sul viso di entrambi e lacrime di affetto e commozione. Ulay con il quale non si vedevano da 30 anni, è seduto proprio davanti a lei. Si prendono per mano e con un solo sguardo si dicono tutto quello che non si sono mai detti in tutti questi anni. Un amore coinvolgente, un affetto profondo, che non si può dimenticare.

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